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di Carlo Bonicatto

Venerdì, Maggio 24, 2013

FRAMMENTI DI OSPEDALE ( dic.2012)

In poco meno di quarantotto ore ho ripercorso il mio calvario di passioni ed ho rivisitato la geografia dei luoghi, arricchendola di figure, di eventi/incidenti e di oggetti sinora poco definiti se non addirittura improbabili. Reparto di cardiochirurgia del prof. Rinaldi, Molinette, terzo piano. Quella che un anno fa avrebbe dovuto essere la mia stazione degli addii si è trasformata nella stazione degli incontri o meglio dei rincontri, dove facce amiche e benevolenti hanno preso il posto di volti spettrali e irriverenti. Ma andiamo con ordine. Accanto a me c'erano, allora come oggi, mia sorella, Caterina ed Alessandra, insostituibili compagne di viaggio in questa avventura dantesca che mi ha visto procedere dall'inferno al purgatorio per poi approdare in paradiso. In misura e modi diversi le mie " Beatrici" sempre tenendomi per mano mi hanno fatto riscoprire la mia tana in terapia intensiva, la cameretta in cui sono stato isolato per parecchio tempo e la stanza dove con altre anime in pena ho tribolato per due mesi. Caterina ha finalmente potuto apprezzare l'albero di Natale e tutte le decorazioni che riempivano la corsia del reparto, stessa scenografia dello scorso anno ma con effetti ben diversi sul suo umore e sui suoi gesti. Angela guardava in piedi accanto a me, attraverso la finestra della stessa cameretta, il Po che scorreva tranquillo, le sue rive e la collina imbiancate, piazzale Zara e i ponti sul fiume. Anche in quei giorni era nevicato ma io ero immobilizzato a letto ,la mascherina dell'ossigeno mi copriva il volto, non riuscivo ancora a parlare e potevo solo immaginare la neve che cadeva, sentire il suo silenzio. Mia sorella teneva tra le sue la mia mano e cercava a fatica di trattenere le lacrime. Alessandra, la mia giovane Beatrice, ricordava a Carlin, ossia a me, come in quella stanza io avessi fatto incazzare medici e paramedici: non mangiavo, non riuscivo a muovermi e dalla mia bocca uscivano imprecazioni semi abortite, suoni strani e profondi simili ad insulti rivolti a tutti quelli che mi avvicinavano, Ale la bella ed io la bestia adesso meno bestia!

Carlo Bonicatto



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