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XX anni di Trapianto Cardiaco a Torino

Perché il libro?  Cosa vuol dire il libro?

Il libro è la conseguenza della mia esperienza (e quella di tanti) da quando il Dott. Gronda (Primario della Cardiologia dell’Ospedale S. Andrea di Vercelli, il 18 marzo 2001 mi disse che a causa della Cardiomiopatia dilatativa dovevo arrivare al trapianto di cuore. Dopo un attimo di smarrimento ebbi a chiedergli cosa dovevo o potevo fare. Lui mi rispose che ci pensavano loro a mettermi in contatto con la Clinica di Veruno e di lì è cominciato il mio percorso per arrivare al trapianto. Sotto l’aspetto sanitario nulla da eccepire, sempre trattato bene ma non avevo la benché minima idea di cosa fosse il trapianto, di come affrontarlo, cosa fare o cosa non fare. Mentre mi trovavo ricoverato nella clinica di Veruno, vengono ricoverati due trapiantati per il periodo di riabilitazione (uno di Cuneo e uno di Torino). Simpatizziamo, e intanto mi vengono spiegate tante cose che non potevo certo sapere. E’ nata un’amicizia specialmente con il torinese Michele Blandino che ha fatto sì che le nostre famiglie si frequentassero e man mano ottenevo informazioni sul trapianto e sul dopo trapianto. L’aiuto psicologico della Dot.ssa Ferrario della Clinica di Veruno è stato estremamente positivo in quanto all’inizio avevo eretto una barriera attorno a me e nessuno doveva entrare e sapere. Grazie al suo intervento ho modificato il mio atteggiamento e con l’aiuto, che non mi è mai mancato, della mia famiglia ho potuto affrontare gli eventi in modo più sereno. Mi rendevo sempre più conto che se andavo in crisi, l’aver vicino una persona che il percorso l’aveva fatto mi rendeva più forte. Partecipando al pranzo sociale del 2009, sentii dire dal Presidente dell’Associazione Cardio Trapiantati Italiani “Sez. G.Guasco” di Torino, M.to Enrico Bertolino, che mancavano volontari per coprire la settimana di presenza e io mi sono offerto di coprire i due giorni che mancavano: infatti tutti i martedì e giovedì mattina vado in corridoio del Day Hospital Cuore, apro l’ufficio espongo il cartello dell’Associazione e comincio l’attività. Si parla con chi deve fare la visita ma non è ancora in lista d’attesa, o chi in lista c’è già e poi si va in reparto, in Cardiochirurgia, a fare visita ai trapiantati. Un caso difficile fu quello prima di Natale con una paziente collegata al cuore artificiale che non stava mai ferma e correva il rischio di togliersi il cavo di collegamento del cuore artificiale e doveva essere guardata a vista 24 ore su 24. Più di una volta sono andato nella stanza con la mascherina sulla faccia e sedutomi al fianco del letto, lei mi prendeva un dito della mano e si addormentava dando la possibilità di un po’ di relax a chi l’assisteva.

C’è anche chi il trapianto non lo ritiene cosa da fare e allora proviamo a spiegargli che l’alternativa è quella di negare la sua presenza alla famiglia. Ci sono molti familiari che vogliono sapere cosa devono o non devono fare, come comportarsi almeno nel primo periodo con il loro familiare trapiantato o prossimo al trapianto. Si mette la propria esperienza al servizio degli altri. L’occasione della celebrazione dei 20 anni di Trapianto del cuore a Torino, dove si è parlato di trapianti ma anche di scompenso cardiaco, di donazioni, di cosa può essere il futuro, indubbiamente è stato un momento importantissimo dove è stato fatto il punto della situazione, sono stati forniti dati interessanti che possono servire a riflettere, sono state date indicazioni di cui si deve tenere conto per cui non potevano essere lasciati tra le carte della celebrazione. E’ estremamente importante sensibilizzare la gente sulle donazioni. Troppe persone muoiono tutti gli anni per mancanza di donatori e dovrebbe anche fare riflettere il fatto che alcune regioni sono il fanalino di coda in fatto di donazioni ma nella media statistica sono i beneficiati in fatto di trapianti. Mi accorgo che parlando della mia esperienza, chi mi sta’ davanti si scioglie e poi parla, partecipa, le sue paure affiorano e insieme si possono sconfiggere.

L’importanza delle notizie pesano molto sul sistema. Se le notizie sono positive si ha una percezione sociale buona con un aumento delle donazioni mentre se le notizie sono cattive si hanno meno cittadini a fare i donatori. Anche le errate notizie sulla morte celebrale hanno fatto crollare le donazioni - vedere la Stampa del 21 aprile 2009, l’inchiesta di Cronaca Qui del 10 agosto 2010. Validissima l’iniziativa di alcune scuole del cuneese, dove a cura dell’A.I.D.O. locale in accordo con le insegnanti si sensibilizza gli studenti delle 3° media sulla donazione e veniamo chiamati per fare testimonianza e personalmente sono stato a Barge e a Bagnolo Piemonte. Nel corso di una di queste riunioni con i ragazzi è venuto fuori il problema religioso in quanto una studente ebbe a dire che la Chiesa non era d’accordo. Oltre a ricordare che il 22 aprile 2009 il Cardinale Poletto ha lanciato l’appello “Donare gli organi è carità cristiana” avevo una copia del discorso di Papa Giovanni Paolo II ai partecipanti ad un congresso sui trapianti di organi del 20 giugno 1991 e glielo dato pregandola di leggerlo attentamente ed è uno dei motivi per cui è stato messo nel libro.

Il Dott. Donadio lancia un allarme di non poco conto quando afferma che “alla luce dei numeri il richiamo più pressante va rivolto al Sistema Sanitario che è direttamente responsabile dei potenziali donatori non segnalati e che indirettamente determina favorevolezza e contrarietà alla donazione attraverso la sua qualità percepita” indicandoci quale potrebbe essere il modello da seguire.

Il libro è uno spaccato della realtà di come funziona il Sistema Regionale Trapianti in Piemonte. Parlando di donazione a scopo trapianto, il Dott Donadio, ci ha spiegato la diversa interpretazione tra Donazione e Prelievo, la stragrande differenza tra il Piemonte e la Sicilia in fatto di opposizioni (23,4% contro il 60,9%) e in più quello che riduce i consensi sono le opposizioni emotive. L’esempio della Famiglia Nicholas, un gesto esemplare e straordinario dei genitori del ragazzo che donarono gli organi del figlio e che sono stati trapiantati in 7 pazienti italiani. Trasformò una vicenda colma di orrore e disperazione in un atto d’amore : la prova che anche il male estremo può germogliare un seme di speranza. Gli oratori che si sono succeduti hanno reso trasparente un mondo a me sconosciuto. Il Prof. Mauro Rinaldi ha fatto la cronistoria, dai primi tentativi sperimentali del 1905 al primo omotrapianto cardiaco del 1967 di C. Barnard, al primo trapianto in Italia a Padova e 5 anni dopo, il 4 aprile 1990, il primo trapianto cardiaco a Torino. Il Prof Abbruzzese trattando il Trapianto Cardiaco nel bambino, nelle sue conclusioni afferma che il trapianto cardiaco pediatrico è una realtà terapeutica associata ad una buona sopravvivenza e ad una qualità di vita ottima. Il Dott. Riccardo Saviolo ha trattato “L’ambulatorio dello scompenso cardiaco” e a concluso sostenendo che il modo migliore per trattare lo scompenso cardiaco è la prevenzione. Il Dott. Luca Checco ha trattato il fallow up del trapianto cardiaco, mentre il Dott. Pantaleo Giannuzzi ha spiegato l’attività del Centro di Riabilitazione Cardiologico di Veruno. Il Dott. Massimo Boffini ci ha parlato del “Futuro del Trapianto Cardiaco” indicando nelle cellule staminali una grande possibilità di impiego oltre a strategie alternative. Colgo l'occasione per ringraziare il Dott. Marco Ribezzo e la Dott.sa Erika Simonato per il contributo fornitoci alla realizzazione del libro. Come si può constatare ce n’è per tutti, per chi vuole informarsi, per cardiopatici, per trapiantati, per i donatori o per chi lo vuole diventare e per chi ha dei dubbi sulle donazioni di organi. Chi fosse interessato ad avere il libro può mandare una e-mail al Presidente o alla Segreteria A.C.T.I.



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