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di Pier Giuseppe ORLANDIN

  • 2 giugno 1992 il 1° ricovero per sincope all’Ospedale S.Andrea di Vercelli, grazie alla bravura del Dott. Falcone che mi inserisce un pacemaker provvisorio ad una gamba mi salva da morte certa. Il mio ringraziamento va anche alla Dott.sa Barbonaglia e al Dott. Massimiliano Pollone.
  • 1997 sostituzione pacemaker per fine batterie e diagnosi cardiopatia dilatativa.
  • 2000 installazione del defibrillatore.
  • 2001 cambio defibrillatore perché pile avariate.
  • 18 marzo 2001 il Dott. Gronda mi comunica che devo arrivare al trapianto (che è anche la data del mio compleanno).
  • 2002 ripetutamente ricoverato al San Andrea e a Veruno.
  • 2004 2° defibrillatore più sensibile.
  • settembre 2006, dopo aver superato tutti i controlli e la visita dello psicanalista inserimento in lista attiva per il trapianto di cuore.
  • 13 febbraio 2006 arriva la prima chiamata dalle Molinette, a Torino ci sono le Olimpiadi, chiamo il 118 che subito arriva, arriviamo al passaggio a livello di Via Trino e arriva una macchina della Polizia che ci scorta, arrivato alla periferia di Torino mi accorgo che di macchine della Polizia ce ne sono due, il traffico è molto intenso. Arriviamo al pronto soccorso e subito mi portano nel reparto di Cardiochirurgia del Prof. Rinaldi, mi preparo e dalle ore 20 fino alle due di notte, pronto in barella per andare in sala operatoria, ma il cuore del donatore si rivela fallato in quanto il ventricolo sinistro non avrebbe retto all’intervento, un giovane medico mi comunica che l’intervento non sarebbe stato effettuato. Profonda delusione per la mia famiglia e l’amico Michele con sua moglie che mi assistevano.
  • 9 aprile 2006 mentre con mia moglie mi accingo ad andare a votare, verso le ore 15,30, arriva la telefonata dalle Molinette, entro 2 ore devo essere in ospedale. Chiamo il 118 e dopo pochi minuti l’ambulanza arriva e parte a tutto gas verso le molinette ed è stata la volta buona. Ero triste per la famiglia ma non avevo paura, la morte l’avevo vista in faccia almeno tre o quattro volte.

Ringrazio il Buon Dio per i supplementi di vita che mi ha concesso. Dal 2001 al 2006 ho avuto molti ricoveri alla clinica di Veruno, per stabilire quanto peggioravo e fu durante il primo ricovero che conobbi il Dott. De Vito che mi ha seguito fino al trapianto e la Dott. Ferrario (psicologa) che ha saputo aprirmi la mente e ad aiutarmi a trovare molte risposte. Quando si ha una famiglia, una vera famiglia, con due figli e una moglie, gli interrogativi che ti vengono in testa sono tanti. Ho visto persone abbandonate dalle loro famiglie perché ammalati di cuore.

Mentre ero in clinica a Veruno, vengono ricoverati due trapiantati per il periodo di riabilitazione, uno di Cuneo e uno di Torino). Successivamente al trapianto, a Veruno, sono stato seguito dal Dott. Massimo Pistono e Marco Gnemmi.

Essere in attesa di trapianto e vedere un trapiantato ti dà ossigeno, ti fa vedere la vita sotto un altro aspetto, anche se molti non ci arrivano per mancanza di organi, ma la speranza è l’ultima a morire. Simpatizziamo, e intanto mi vengono spiegate tante cose che non potevo certo sapere. E’ nata un’amicizia specialmente con il torinese Michele Blandino che ha fatto sì che le nostre famiglie si frequentassero e man mano ottenevo informazioni sul trapianto e sul dopo trapianto. Sotto l’aspetto sanitario nulla da eccepire, sempre trattato bene ma non avevo la benché minima idea di cosa fosse il trapianto, di come affrontarlo, cosa fare o cosa non fare. A causa delle continui sincopi era pericoloso guidare l’auto sia per me che per gli altri e allora ho scelto di non guidare, alcune persone si sono offerte di portarmi in giro, ancora oggi sto’ aspettando due coscritti che mi volevano portare a pescare, questo per dire che fin che puoi dare sono tutti lì attorno a te, appena cadi in disgrazia non ti guarda più nessuno o almeno la stragrande maggioranza, ma è in questi casi che si riconoscono i veri amici, pochi, ma ci sono.

Mi ritengo comunque un grande fortunato perché grazie alla mia famiglia, mia moglie Nunzia, mia figlia Miriam e mio figlio Marco, ho superato tutte le difficoltà senza dover dipendere da nessuno. Non ho mai avuto ripensamenti, sono sempre stato convinto di “volere” il trapianto, non mi sono mai sentito in colpa, mi spiace per il mio donatore che ricordo sempre e lo ringrazio per il suo grande gesto anche se non so chi sia. Mi dissero che arrivava da Bari ed era un giovane di 29 anni.

Mi ha operato il cardiochirurgo Dott. Francesco Patanè (ora primario in Sicilia) e non passava giorno o notte che lui entrava nella stanza a sincerarsi delle mie condizioni. Conservo un gran bel ricordo di lui. Purtroppo dopo 6 mesi dall’intervento abbiamo scoperto un’infezione da virus (stafilococco reale) e per toglierlo l’11 febbraio 2008 sono entrato di nuovo in sala operatoria dove fu scoperto che il virus aveva bucato l’aorta, avrei preferito fare un secondo trapianto. Dopo una settimana di coma farmacologico e 45 giorni di degenza sono tornato a casa.

La vita del trapiantato è una normale vita con qualche accortezza. Dopo il trapianto si può riprendere a essere il marito o l’amante o l’amico di sempre anche con il cuore di donna.

Ricordarsi sempre di prendere le medicine, per i primi 12 mesi portare la mascherina davanti alla bocca e non vergognarsene andando in giro per la città anche se qualcuno cambia marciapiede quando ti avvicini o ti senti dire che hai trovato il modo per combattere l’influenza, evitare i luoghi affollati, non mangiare pompelmi (non va d’accordo con la ciclosporina) e fare attenzione a mangiare prodotti crudi (deve essere ben lavata). Mangiare sano e leggero e fare delle belle passeggiate. Dipende dall’età e dal modo con cui si arriva al trapianto, poi, si può riprendere a lavorare, andare in bicicletta, fare dello sport. Evitare luoghi fumosi, non fumare e assumere alcolici. Prendendo immunosoppressori non si hanno difese immunitarie per cui attenzione a tutte le fonti di infezione. Si è seguiti in modo sistematico dal Day Hospital trapianto cuore delle Molinette. Abbiamo l’esempio di giovani trapiantati che sono diventati campioni sportivi e testimonial di campagne a favore della donazione e della ricerca.



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