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28-12-2015 Un grazie da Silvano Frasson

Lunedì, Dicembre 28, 2015

Torino, 17 dicembre 2015

Nella notte dell’11 luglio 2015 ricevo le mia prima chiamata per un eventuale trapianto di cuore…

 

Ero preparato, avevo immaginato molte volte tale momento. Sapevo che dovevo dosare le sensazioni……sapevo che una chiamata non significa certezza di trapianto, ma solo l’eventualità che ciò avvenga. Tuttavia, proprio in funzione di tale eventualità ho eseguito i passi previsti, ho preso la borsa pronta da mesi e mia moglie vi ha aggiunto i dettagli dell’ultima ora.

 

In casa con me, in quel momento, oltre a mia moglie è presente anche il mio secondo figlio ventenne. Mia moglie, man mano che passano i minuti, va nel panico, mentre io, con innaturale freddezza, chiamo un taxi. Decido di non avvisare nessuno, è notte, e potrebbe rivelarsi un falso allarme, ed in mezzora sono all’ ospedale con mia moglie. Scopro di essere unico candidato ricevente … Non avverrà nulla, dopo 40 minuti mi comunicano che l’organo del donatore non è utilizzabile.

 

Vivo una frazione di secondo di delusione, subito sostituita da una forte sensazione di gioia all’ idea di tornare a casa. L’indomani è domenica, avevo progettato una gita in montagna con mia moglie, e l’idea di poterla vivere mi entusiasma.

Pagherò tutta la mia freddezza 48 ore dopo. La presa di coscienza del momento che ho vissuto mi manda letteralmente nel panico. Impiego altri due giorni a riprendermi.

Il 18 novembre 2015 invece è la volta buona. E’ arrivato un organo compatibile, e oltre a me c’ è un secondo candidato ricevente. Dopo 7 ore di attesa vissuta in modo relativamente tranquillo in compagnia di mia moglie e mio figlio, arriva la conferma, sarò operato.

Il caso ha voluto che mi trovassi già in ospedale da 8 giorni, per uno scompenso perfettamente curato dall’equipe che mi segue, a alla quale devo tanto. Le mie dimissioni erano previste per l’indomani mattina, ed io ero stato rimesso a nuovo, stavo relativamente bene rispetto alla media dell’ultimo anno.

Nel giro di una frenetica mezzora durante la quale non riesco a pensare a nulla di concreto le infermiere mi preparano e mi ritrovo in sala operatoria. Un rapido saluto a mia moglie e mio figlio, non so bene che dire, sorrido e li abbraccio, e mi trovo davanti l’anestetista che, con una dolcezza infinita, mi porta al sonno artificiale. Ho giusto il tempo di ringraziare a priori tutta la numerosa equipe degli anestesisti ed infermieri.

Mi risveglio quasi all’ improvviso senza il minimo concetto del tempo. Mi guardo, mi tocco il torace, e capisco dai cerotti e dai drenaggi che sono stato operato. L’ intervento è durato nove ore, più altre sei in attesa del risveglio. Si, dentro di me batte un cuore nuovo. Seguono alcune ore durante le quali, in pieno stordimento farmacologico, cerco di mettere a fuoco l’esperienza appena vissuta. 

 

Comprendo che mia moglie e mio figlio sono stati in sala d’attesa fino a quando non è stato comunicato loro che l’intervento era terminato. Vedrò i miei familiari solo ore dopo, quando i medici ritengono sia opportuno farlo. C’è anche in mio primo figlio, saltato sul primo treno utile nella notte, 5 ore di viaggio, per essere qui. Nel vederli l’emozione mi pervade, o meglio, mi travolge. Ancora oggi, ad un mese dall’ intervento, non ne ho il controllo. Nei giorni successivi l’intervento vengono da me tutti i miei parenti più stretti, da mia sorella con la sua famiglia, ai miei cognati, suoceri e nipoti……poi via via gli amici più cari. E ovviamente, tutti i giorni, mia moglie.

 

Mia moglie, la mia amata moglie. Si dice che affrontare un intervento di tale spessore richieda forza, coraggio e fiducia nei medici, e che occorra vincere mille paure. A parte la totale fiducia nei chirurghi, cardiologi e anestesisti, più tutto il personale infermieristico, io non avevo né ansia né paura …..sapevo che l’ intervento era l’ unica strada percorribile. Chi invece prova da sveglia tutte queste sensazioni sulla sua pelle, chi ha vissuto ore pensando a tutto il ventaglio di eventualità che possono accadere (lascio a voi l’immaginazione) è stata mia moglie. Scopro con lei, man mano che trascorrono i giorni, di quanta enorme forza interiore sia dotata. Ci conosciamo da oltre 30 anni, credevo di conoscere di lei ogni dettaglio e sfumatura, di comprendere il suo stato d’animo solo da uno sguardo, di immaginare i suoi pensieri e di prevedere i suo desideri. Ma nessuno sa, fino a quando non si ritrova in caso specifico come questo, come reagirà.

 

Lei, che mi ha sempre sostenuto nei momenti difficili dell’ultimo anno appena trascorso, sempre nei modi migliori, dandomi i consigli giusti, ma anche prendendomi in giro quando questo serviva a farmi sorridere, ha affrontato per la prima volta in vita sua quella che probabilmente è e sarà la più grande esperienza della nostra vita.

Da sveglia, senza anestesia, in diretta. Senza una rete di salvataggio, o un’imbragatura di sostegno.

Mi ha dato e mi sta dando tuttora buona parte dell’energia che mi serve a superare il momento, e che sommata alla mia grande voglia di vivere, mi ha portato fino qui.

Nonostante tutto ciò che mi è accaduto, io mi reputo uomo molto fortunato, soprattutto per avere al mio fianco una donna come lei. Sempre presente in questi anni, anche negli immancabili momenti di crisi di tutti i rapporti di coppia.

Stare all’ ospedale per tanto tempo, compresi gli ormai sedici o più ricoveri che ho vissuto, hanno svegliato in me una spiccata sensibilità che prima non avevo. Ho avuto tempo di riflettere su tutta la mia vita, rivivere i momenti belli, e soprattutto analizzare i miei errori, che fatico a perdonarmi tuttora.

Ritengo sia presto definire come si vive con un cuore che fino ad un mese fa pulsava nel corpo del suo naturale proprietario, uomo di cui non so nulla, tranne che era dotato di grande generosità e sensibilità verso il prossimo, che ha pensato e ritenuto opportuno concedere, in caso di morte, i suoi organi per salvare altre vite umane.

Sono ancora in una fase di assestamento farmacologico, uscirò dall’ ospedale a giorni ed andrò in una struttura dedicata alla riabilitazione.

La prossima volta che avrò l’opportunità di scrivere, tra qualche mese, avrò le idee più chiare al riguardo….

Vi ringrazio per l’attenzione e vi saluto.

 Silvano Frasson 

 



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