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Il dolore di un Genitore

Lunedì, Febbraio 10, 2014

Salve a tutti, mi chiamo Umberto e sono il genitore di un ragazzo deceduto tre anni fa in un incidente stradale.

Simone, è volato in cielo il 29 settembre del 2010 grazie alla donazione dei suoi organi, altre persone hanno ricominciato assaporare il bello della vita!!!! Spero tanto, che le persone che hanno ricevuto questo dono, stiano bene ..non immagino nemmeno, cosa possa provare una persona in attesa di trapianto, quando poi questo miracolo si avvera . Immagino che non molti di voi, per fortuna, sappiano cosa vuol dire perdere una persona cara, un figlio, in modo particolare.

Chi ha perso un genitore si dice che è orfano, chi ha perso un marito o la moglie si dice che vedovo/a, ma per chi ha perso un figlio non c’è un termine adatto qualcuno lo chiama l’ergastolo del dolore, e forse è il termine più appropriato. Io credo che cercare il donatore ed eventualmente, ma non necessariamente, conoscere la famiglia, anche in forma anonima, rivolgendosi alle strutture ospedaliere che hanno effettuato il prelievo degli organi, lasciando due parole su un semplice foglio di carta, da far recapitare in qualche modo a chi nel dolore, ha ridato la vita ad altre persone, sia un gesto altrettanto grande come la donazione. Provate ad immaginare per un momento il dolore di una madre che ha perso il figlio in modo tragico. E provate ad immaginarne la gioia, se trovando un ricevente, sentisse ancora i battiti del cuore del proprio figliolo.

Non è facile prendere la decisione di donare gli organi specie quando succede tutto all’improvviso. Non è facile per un genitore che ha visto giacere il suo figliolo per nove giorni su un letto, in rianimazione, in coma, con tutti quei tubicini, macchinari, lucine e suoni intermittenti, con la testa aperta come una noce di cocco, sentire il suo corpo caldo, il suo cuore battere, stringere la sua mano, toccarlo, parlargli, pregare , sperare in un miracolo. Passare giornate intere in sala d’attesa dell’ospedale, in attesa di una buona notizia. Poi , quando arriva quel maledetto giorno, e ti chiamano in quella saletta, dove ci sono tre o quattro medici con il camice bianco, seri in volto, che, non sanno come fare per spiegarti che hanno fatto il possibile, ti riempiono di termini medici, di procedure, di difficoltà sopraggiunte, per dirti che non c’è più niente da fare, con le lacrime agli occhi, le loro, le nostre, e di botto ti chiedono se hai intenzione di donare gli organi . Non c’è molto tempo per decide. La macchina della ricerca per la compatibilità degli organi si è messa in moto, non si può fermare, bisogna fare in fretta, bisogna decidere in fretta. Ho visto altre persone che non hanno acconsentito non se la sono sentita, forse troppa la rabbia, troppo il dolore. E siamo li, rassegnati, avvolti in un immenso dolore, coscienti di quello che sta accadendo. Non si vorrebbe infierire ancora su quel corpo, già martoriato dalle conseguenze dell’incidente . Come si fa ? Come si fa ad immaginare che tutto è finito. Come si fa a pensare, in quel momento, che gli organi di tuo figlio daranno la vita ad altre persone.

Non è facile, voglio che si capisca questo. Succede tutto troppo in fretta. Ed è forse per questo che un genitore spera di trovare chi ha ricevuto il cuore di suo figlio, e tutti gli altri organi. Potrebbe sembrare una richiesta egoistica, forse disumana, perché chi decide di donare gli organi non lo fa per interesse, è un gesto grande, indefinibile. Ma un genitore che perde un figlio, una mamma, spera sempre, spera e aspetta, spera di sentire ancora una volta quel cuore battere, il cuore che lei ha custodito per nove mesi nel suo grembo, e che per nessun motivo al mondo avrebbe voluto che cessasse di battere.

                                                                                                                                                                                                                            Umberto Zedda

Commenti

Avete fatto un grande gesto. Grazie da parte dei trapiantati.



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